Syfridina, contessa di caserta

INTRODUZIONE AL TESTO

"Il silenzio possiede, nel tempo, la potenza distruttrice dell'oblio. Sotto il suo manto scompaiono e si annullano memorie di vicende pur determinanti e significative".

E' qui restituito alla memoria il retroscena di un periodo che fu tra le più importanti chiavi di volta della storia d'Italia, quello del tramonto della casa sveva, in un'opera teatrale -forse unica- scritta sull'argomento, nata nel castello medioevale di Casertavecchia, su cui svetta, naturale e suggestiva scenografia, l'alta torre federiciana.

Al centro del dramma una donna, emblematica quanto segreta. Nata intorno al 1200 Syfridina, vedova del conte Tommaso di Lauro, consuocera di Federico II, guidò per trent'anni la contea di Caserta, nodo strategico ai confini tra lo Stato della Chiesa e il Regno di Sicilia.

Questa donna coraggiosa che difese strenuamente i colori svevi, fu contessa anche di Lesina e di Ischitella, feudi della famiglia Gentile sul Gargano e nell'amata terra di Puglia tornò per morire, prigioniera nel castello di Trani.

Antefatto della vicenda il presunto oltraggio di Manfredi alla sua sorellastra Violante, altra figlia naturale di Federico II, e la vendetta del cognato Riccardo, figlio di Syfridina che, lasciato scoperto il ponte di Ceprano, determinò la disfatta di Benevento e la morte di Manfredi.

Tutti i personaggi sono fedelmente storici, ritratti in dialoghi serrati di forte impatto emotivo. Con grande passione l'autrice ha scolpito a tutto tondo l'immagine di un mondo annebbiato nella memoria, e vi ha trasfuso il pathos ispirato dall'incalzare di un crescendo che rende voce al silenzio...

Lavoro di profonda indagine storico-critica, impreziosito dallo straordinario albero genealogico in cui si intrecciano fili di parentadi normanni e svevi, originale ed inedito quadro delle monarchie europee e della feudalità meridionale dal secolo XI al secolo XIII.

 

 

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